I Pensieri del giorno dopo (1)
I Pensieri del giorno dopo (Romanzo postadolescienziale fatto ad appunti sparsi in 7 movimenti con un inizio che non c’entra nulla e una fine che c’entra ancora meno e un corpo centrale che dovrebbe spiegare e invece complica ancora di più la situazione)
Appunto 1
(Dove il nostro eroe parla del suo lavoro
ma già si capisce che c’è qualcosa che non va)
Tutto è finito quando è arrivato qualcuno a chiedere: “ehi, quanto ci mettete a fare questo?”, e noi ingenui: “ma non saprei un paio di giorni, tre, devo mettermi li e provare”, e lui di nuovo incalzante “be, fatemi sapere quando avete finito?”, e poi ancora più stupidi ci siamo messi a fare e come d’incanto, quel giorno abbiamo trovato, trionfanti (imbecilli), la soluzione immediatamente, e invece di metterci i due o tre giorni previsti, ci abbiamo messo solo due ore e convinti di avere fatto il nostro misero dovere siamo andati di corsa a dire: “è pronto”, pensando che in un lavoro creativo non contasse il tempo ma solo il risultato finale, qualcuno ha per caso chiesto a Leonardo quanto ci avrebbe messo a dipingere la Gioconda o a Picasso Guernica, e li è stata la fine. Siamo stati guardati come dei matti da uno a cui si erano ingrossate le narici dalla rabbia e che non sembrava più un uomo ma un toro inferocito pronto a matare il matador, che a sua volta è stato defenestrato da una penna stilografica che invece di firmare un foglio, con su scritte delle cifre che quantificavano il vostro lavoro, gli ha firmato il foglio di via dalla Benson & Johnson, la mitica multinazione produttrice di Dopo Barba, Lamette e Carri Armati.
Era iniziata la fine di tutto e voi non riuscivate a capire come il lavoro più bello del mondo, il lavoro dove ad una macchina stupida riuscivate a far fare cose da sogno fosse improvvisamente diventato un lavoro a cottimo. Un tabulato tre giorni, un Data Entry 4 giorni, un applicazione che sembrava intelligente
costava troppo o era poco User Friendly, “Ma come sono quasi riuscito a farla pensare sta scatola di latta e tu mi rompi i coglioni perché gli uomini non escono azzurri e le donne non escono rosa e quel campo invece di essere allineato a destra è allineato a sinistra etc, etc, etc.”.
Il lavoro più bello del mondo in mano ai ragionieri che pensavano di essere stilisti e che si piccavano di essere anche psicologi. Noi l’abbiamo fatta parlare la scatola di latta e questi imbecilli l’hanno fatta diventare solo
“Ma allora il tabulato delle vendite di scatole di patate in polvere è pronto oppure bisogna aspettare più di due ore quando mio figlio con Windows 95 ha fatto il nuovo registro di classe della maestra senza neppure chiedermi come fare che tanto io non sarei stato capace di farlo
” E che cazzo mettetecela una virgola quando parlate, che se tuo figlio invece di fare il registro per la maestra avesse provato a farlo suonare quel pezzo di latta probabilmente fra 6 o 7 anni non ti avrebbe ammazzato a colpi di roncola dopo avere fatto la madre in tanti piccoli pezzettini perché non gli avevate dato i soldi per andare in discoteca dove lo aspettavano il Dodi con la Lollo e la Fufi per andare a bruciare qualche Extra Comunitario, che io penso sempre che magari un giorno beccano dieci Marines, anche loro Extra Comunitari, che li gonfiano come dei palloncini e poi li mandano a cercare i resti che mancano di I-TIGI a pedate nel culo.
Ma ormai è questo il nostro lavoro, soprattutto questo, ed ogni volta che bisogna fare qualcosa è più il tempo che si passa a pianificare, documentare, tempificare, ganterizzare che quello che si passa, a volte con amore, a dire ad un pezzo di latta di fare.
Nessuno si rende più conto della straordinarietà della cosa. Ci mettiamo li davanti ad un televisore, senza telecomando ma con una misera tastiera e un topolino, e poco alla volta il pezzo di latta produce quello che voi gli ordinate e la cosa stupenda è che se gli dite una cazzata, lui fa una cazzata e se gli dite una cosa stupenda lui farà una cosa stupenda. E’ il vostro schiavo assoluto ma che rispecchierà in pieno la vostra capacità di fare e dire, e se non siete capaci di fare e di dire, gant o non gant, lui non lo farà.