Il Viaggio (5)
IL VIAGGIO (5^ Puntata)
Chissà se qualcuno comprenderà, non è vero commissario?
Mi chiedo spesso quale profondo significato attribuire al soffocato trascorrere del tempo e immediatamente dopo mi appare ,in un angolo in basso a sinistra del mio pensiero, l’immagine sfocata del bambinello che con un secchiello voleva svuotare il mare mettendo l’acqua nella buca che aveva scavato in riva allo stesso. Inutilità di una riflessione, di un’azione, del mio viaggio.
La sto seguendo ormai da due ore, il biondo ha sempre attivato sinapsi di novità. I gesti sono quelli misurati della grande vedette, di chi fa sapendo che qualunque cosa fa la fa bene perchè la sua bellezza svia dalla critica e le sue tette distolgono comunque lo sguardo del viandante, qualsiasi cosa ella faccia. Eppure non mi incanta, i capelli ciondolano mentre cammina, i fianchi estrapolano pensieri…. non sa che cosa l’aspetta ma di sicuro sa chi. Lo sanno sempre nella loro incalzante sicurezza.
Ogni via è uguale ad ogni altra le cambiano solo la meteorologia locale, ogni spazio libero verrà presto occupato da inutili comparse, siano essi alberi o mattoni traforati. Una macchia di sangue, quando piove, si espande quasi senza lasciare tracce ma anche le trovassero cosa cambia. Ci raccontano che il delitto perfetto non esiste, balle, di quanti delitti trovano veramente i colpevoli, quelli veri dico, non il primo sfigato che passa di li per caso e poi magari lo buttano da una finestra. Come faccio a saperlo: “Be’ sono un viaggiatore solitario e nessuno mi ha ancora fermato!”.
Il tempo è cambiato, volge al brutto, il vento scompilglia capelli, camicette, gonne, alza foglie, polvere, carte, alcune con su scritte chissà quali fondamentali verità. Un prima goccia allarma il viandante che allora comincia ad affrettare il passo, anche la bionda porta una mano alla testa, bastasse una mano a ripararsi, abbassa il capo e veloce per la via… e io dietro, la mano sinistra porta la custodia, la destra in tasca che stringe forte un coltellino svizzero.
Adesso la supero e vado oltre svolto per una strada secondaria, la seguo precedendola, so dove va. Il delitto perfetto lo si studia fin nei minimi particolari ma anche se un particolare sfuggisse non se accorgerebbe nessuno, non è vero commissario? Mi fermo e mi accuccio per allacciarmi una scarpa, mi si slacciano sempre, comincia a piovere forte, il coltellino svizzero adesso non è più nella mia tasca, è in mano, aperto. Lei mi sta raggiungendo, mi guarda, i nostri occhi si incrociano, per l’ultima volta. Stupore.