Parole (1)
Lontano, alle frontiere dell’Impero, vicino ad una stella morente troviamo il pianeta più desolato dell’intero universo conosciuto. Un po’ d’acqua, maledettamente poca, un sacco di ammoniaca, maledettamente tanta, un bar, maledettamente sporco. Al bancone una barba, con due occhi cisposi, una bocca con denti sporchi, radi, e frastagliati, l’idea di un naso che c’era ed ora non c’è più; una pistola laser, logorata da anni di battaglie appoggiata vicino a due braccia che potrebbero sollevare un’astronave, ma non lo possono più fare. A destra, vicino ad un vecchio Juke-box terrestre, un tavolino, due bicchieri stranamente puliti, due vecchi kit di sopravvivenza, due contenitori di pelle ed ossa per due anime che ne hanno viste di tutti i colori, e non sanno più cosa dire, aspettano.
Uno dei due contenitori si alza, mette due crediti nel Juke-box, schiaccia due numeri , sempre gli stessi, torna al suo posto. Incomincia una vecchia canzone, ‘Wasted and wounded, it ain’t what the moon did…’. (1)
‘Amed ti ricordi le battaglie ad Orione, i vascelli sventrati dai missili protonici, le …’.
‘Idiota stai zitto, io mi ricordo solo quello che ho appena visto, e l’ultima volta con…’.
‘To go Waltzing Matilda, waltzing Matilda, you’ll go Waltzing Matilda with Me…’. (2)
Fuori dal bar si sente un astronave decollare dal vicino astroporto, anche gli ultimi se ne stanno andando. La barba guarda la sua vecchia pistola, appoggia il mento sulla guida della sua carrozzella, e mentre urla qualcosa di incomprensibile al suo vecchio roboservitore si avvia verso la porta. Passa, quasi per caso, vicino ai due unici avventori, li guarda, fa un ghigno strano e gli dice ‘Secondo me siete degli stupidi a restare qui, fra meno di due anni il pianeta salterà in aria con tutto il sistema, e quella che sta per partire è l’ultima astronave, cosa volete fare…’.
‘Senti oste’, risponde Amed, ’siamo noi che restiamo, siamo noi che moriremo. Vai pure nessuno ti ferma…nessuno ha bisogno di te, e nessuno ha bisogno di me tranne forse questo mio stupido compagno. Per cui addio e non telefonarmi quando arrivi, tanto non rispondo a nessuno.’ e dette queste ultime battute ride fragorosamente, mentre l’oste riparte verso la porta insieme al suo cigolante roboservitore.
‘The fugitives say that the streets aren’t for dreaming now…’ .(3)
Il sole morente del pianeta desolato si abbassa all’orizzonte, un rosso tramonto che a tratti ricorda quello della vecchia terra. ,se non fosse per un sole impazzito. L’ultima astronave sta partendo, e con essa la speranza, che nessuno ha chiesto e nessuno ha voluto. Amed trascina il proprio compagno verso il dormitorio pubblico, è strano come i nomi non cambino mai, restando appiccicati alle cose anche quando la realtà le cambia, forse è un modo per rimanere ancorati a momenti che desideriamo più di ogni altra cosa e che invece sono irrimediabilmente svaniti. E’ dieci anni ormai che è cominciata la diaspora, c’erano più di cinque miliardi di persone su Bakestan 3, e tutta viveva nella ristretta fascia equatoriale del pianeta, un tempo la parola pubblico significava feste, concerti, calcio, qualche amore consumato in fretta in una casa di pubblico amore, ma pur sempre consumato. Dopo il disastro è significato la fuga, la ricerca disperata di un modo per andarsene in carrozza piuttosto che da sfollato, ma restava sempre il suo antico significato, confortato dalla presenza di un pubblico che non esiste più in questo posto privo di speranza, che nessuno ha chiesto e nessuno ha voluto.
Ci sono solo fantasmi a far compagnia ai due vecchi amici. Loro ne hanno viste di tutti i colori. Hanno combattuto nelle due grandi guerre contro i Cracnai, hanno visto interi pianeti morire sotto i colpi mortali dei loro splendidi vascelli, hanno visto soli ingoiare intere flotte nella splendida follia della vittoria. C’erano due civiltà nella galassia, esistevano contemporaneamente, una ha vinto, l’altra è morta, ingoiata dalla follia della parola, dalla noia della morte, dal parossistico desiderio di… nessuno in realtà si ricorda perché la guerra è iniziata, solo qualcuno si ricorda come è finita. Amed c’era quando è iniziata e c’era quando è finita, comandava la Stella del Sud, la più splendente nave della galassia, la nave che nei mille anni della guerra distrusse più pianeti di tutte le altre navi messe insieme, vanto e gloria della civiltà umana, terrore e fine della civiltà Crancna, spazzata via nei dieci anni della ‘Soluzione definitiva’, causa anche della morte del pianeta su cui ora Amed ed il suo compagno camminano lentamente verso il dormitorio pubblico.
‘Amed ieri sera l’ho vista di nuovo, non puoi immaginare come fosse bella, mi ha parlato e mi ha detto che non è stata colpa nostra, che è stato solo una caso, solo un beffardo tiro del destino.’
‘Madio piantala, non c’è nessuno su questo pianeta oltre a noi, e nessuno può dire che cosa è successo quel giorno. Ieri sera in città c’erano solo due persone, gli altri erano all’astroporto in attesa di partire, ed in ogni caso non c’era nessuna donna con loro.’
‘Amed l’ho vista, e non era un sogno. Tu dormivi e lei si è avvicinata a noi ed ha parlato…’.
‘I knew a man Bojangles and he’d dance for you…In worn out shoes’.(4)
Una canzone, sempre la stessa, trasmessa alla stessa ora da 10 anni, a ricordo di quel comandante che, ubriaco, sbucò dall’iperspazio all’interno del Sistema di Bakestan, compromettendo per sempre il precario equilibrio della stella. Era una legge nota anche ai bambini, l’uscita dell’iperspazio deve avvenire a non meno di due volte la distanza del sole dal pianeta maggiore, altrimenti la lacerazione del continuo Spazio-Temporale, può trasformare una Stella in Supernova, e di conseguenza distruggere il Sistema nel giro di pochi anni.
Quando la Stella del Sud sbucò all’interno del sistema di Bakestan, a meno di un minuto luce dal terzo pianeta, a tutti venne in mente che la possibilità di cui sopra era prossima allo zero, ma a tutti venne anche in mente che, “Se qualcosa può succedere, succederà” (5) .L’inchiesta, che durò sei mesi, oltre a scoprire che l’irreparabile era effettivamente successo, non riuscì a capire per quale diavolo di motivo la Stella del Sud, in barba a tutti i sistemi automatici di sicurezza, avesse fatto quella follia. Il punto era che solo il comandante della nave poteva disattivare i sistemi di controllo, ed era materialmente impossibile, ad un comandante ubriaco portare a termine quell’impresa. Resta il fatto che la cosa avvenne, il mitico comandante Amed, eroe invidiato da tutti, aveva causato la distruzione del Sistema Bakestan e, nonostante l’inchiesta non fosse riuscita a dimostrare le sue responsabiltà, l’opinione pubblica dell’impero non solo lo ritenne responsabile, ma lo costrinse alla più bieca umiliazione, il declassamento allo stato di ’subalterno’ senza diritto di sussistenza. In pratica un cane randagio.
‘…ha detto che i sistemi di sicurezza furono disattivati dall’esterno della nave e…’.
‘Madio piantala, smettila, finiscila.’
‘… che qualcuno di molto più forte di noi sta controllando la nostra vita e … ‘.
‘Smettila una volta per tutte, smettila’.
‘…che vuole parlarti…’!
(1) Perso e ferito, non è colpa della Luna… (Tom Waits, Tom Traubert’s Blues da Small Changes, 1976)
(2) per portare Matilde a Ballare, balliamo Matilde, tu ballerai Matilde con me (vedi nota 1)
(3) I fuggiaschi dicono che le strade non sono più per i sognatori…(vedi nota 1)
(4) Conoscevo un uomo. Bojangles, e avrebbe ballato per te… In scarpe sdrucite (Jerry Jeff Walker, Mr.Bojangles da Mr. Bojangles, 1968)
(5) Vedi “La legge di Murphy”