Tuesday, September 13, 2005

Parole (3)

Amed si svegliò. Fuori era ancora buio, guardò le stelle e non si sentì chiamare. Strano era sicuro che qualcuno l’avrebbe chiamato. Invece solo il silenzio di una delle ultime notti di questo pianeta morente. Uno scherzo, pensò, uno scherzo crudele di un Dio impazzito dal dolore per la scomparsa del suo popolo. L’unica vendetta che poteva ancora prendersi, prima di scomparire nell’oblio insieme al suo popolo.

L’invincibile comandante della ‘Stella del Sud’ fiero delle sue medaglie che distrugge il pianeta simbolo dell’umanità. Solo uno scherzo crudele….

Un Dio che noi non conosciamo, e che nessuno conoscerà mai più.

 

…’Amed girati e guardami’ sussurro una voce di donna.

Il vecchio comandante, il nuovo cane randagio, si girò lentamente ed incredulo la vide, bella come la luce di un atteso mattino, terribile come il destino di un pianeta che gira attorno ad una stella impazzita.

‘Chi sei ?’, ovvia la domanda.

‘Un Dio’ meno ovvia la risposta.

‘Non prego da secoli, ed il mio Dio non è un donna’ disse Amed in preda ad una sconfortante stanchezza di vivere.

‘Il tuo Dio Amed, il tuo Dio è fortunato. Tu non preghi da secoli ma sai di che sesso è. Strano Amed, molto strano, se vuoi posso essere un uomo, o posso essere un sole, o posso essere te sterminatore di pianeti e creature, conquistatore di cuori ed ora stupido cane randagio ultimo rimasto su di un pianeta morente. Il tuo pianeta, come io rimasi da sola sul mio’

‘Un Dio non parla ad un cane randagio’ rispose Amed ‘un Dio guarda le cose succedere, un Dio senza il suo popolo… non è più un Dio’.

‘Amed ti ricorderai di me?’

‘Forse è il tuo unico modo per non scomparire?’

‘Amed ti ricorderai di me?’

‘Non potrò dimenticare la tua bellezza’…

 

Ancora un volta quel maledetto sogno, sempre uguale, sempre lo stesso da dieci anni in qua. Cristallino nel ricordo, stupido nello svolgimento, angosciante nel risveglio.

‘Madio svegliati’ urlò Amed e vedendo l’amico aprire gli occhi aggiunse, ‘è ora di andare’

Con una smorfia di dolore l’amico fedele emerse dal suo sonno, si avvicinò al fuoco per scaldare le ossa rattrappite dal freddo pungente della notte. Ormai si rifiutavano di dormire nel dormitorio pubblico, c’erano troppi rumori di ricordi lontani tra le brande dello stanzone principale, e bastava un silenzio di meno per fare urlare impazzito Madio. Cosi avevano deciso di camminare e di dormire all’aperto, il loro stomaco di guerrieri era in grado di mantenerli vivi sintetizzando le sostanze vitali di cui avevano bisogno dall’ambiente circostante, bastava che ci fosse aria da respirare. Ma volendo si poteva fare a meno anche di quella.

‘Amed è ancora buio perché vuoi andare’ bisbigliò lamentoso Madio.

‘Raccogliamo le nostre cose e andiamo, dobbiamo camminare.’

C’era ben poco da raccogliere se non due vecchi kit di sopravvivenza che non venivano usati, ormai, da più di dieci anni, ma che loro custodivano gelosamente.

Posted by Attraverso at 22:18:41
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