Monday, August 22, 2005

I pensieri del giorno dopo (3)

Appunto 3
(
Dove il nostro si sveglia e scopre che
se è di cose che si parla che di cose si parli
)

Sveglia piccolo i computer non pensano, né si innamorano, né ridono, né piangono. Lo fanno gli uomini. Così pieni di loro e incapaci di distinguere il bello dal brutto, il buono dal cattivo, il bene dal male. Così incapaci di amare per il semplice gusto di farlo, incapaci di giocare fino in fondo, incapaci ed immensi nella loro incapacità. Sveglia piccolo non incolpare l’umanità per tue colpe, se vuoi baciarla baciala e non rompere i coglioni, se vuoi stare con lei stacci e non pensare a cosa succederà dopo, se vuoi lasciarla andare lasciala andare e che sia il caso, o destino, a decidere per te. Ma comunque fai qualcosa, non restare li a guardarla come fosse l’unica, incapace di cogliere risposte laddove risposte non possono esserci. Hai toccato il suo seno e ti è piaciuto, hai sfiorato le sue labbra e ti è piaciuto, hai baciato il suo viso e ti è piaciuto… Ti ha toccato l’anima ed hai avuto paura. Sveglia non esistono sogni all’inferno torna indietro da chi ha scelto per te o scappa via da lei e vivi se sei in grado di farlo oppure torna al tuo sonno eterno.

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Sunday, August 21, 2005

I pensieri del giorno dopo (2)

Appunto 2
(Dove il nostro eroe scopre che il suo computer
si comporta in maniera strana 
e cominciano ad esserci indizi importanti)

Una volta c’era poesia nel fare le cose adesso c’è solo cottimo, siamo ormai diventati come quei muratori che aspettano i caporali la mattina presto per andare, in nero, a tirare su mattoni.  Tanti programmi tanti soldi e sempre in meno tempo, tanto che ormai non si inventa più nulla, ma si riusa e si riusa all’infinito sempre gli stessi codici scritti chissà quando e chissà da chi. Se per mettere su un mattone ci vogliono 10 secondi per metterne su cento ci voglio (100 x 10) mille secondi, per fare un programma ci vuole un ora e per farne 100 cento ore-uomo, ovvero cento uomini un’ora per fare tutto e dopo due ore è tutto da rifare perché si sono dimenticati che il lunedì dell’angelo (pasquetta) è festa (ed è tutto assolutamente vero).
Ma chissenefrega, e lo scrivo tutto attaccato perché si dice così, oramai è diventato noioso fare i programmi, perché tanto qualsiasi cosa fai è stata già fatta.
Una volta avevo fatto un programma che conversava. Era molto stupido il meccanismo di risposta e di scelta della frase di conversazione, ma dopo un po’ che lo si usava ogni tanto veniva data qualche risposta che pareva persino intelligente, comunque più intelligente di quasi tutte le conversazioni fatte in ascensore o alle fermate dei tram, quando se non si parla del tempo si parla di come era bello una volta ma una volta non era bello e lo sanno tutti.
Ebbene l’altro giorno ho provato ad riutilizzarlo e dopo un po’ che lo usavo… capperi le risposte diventavano sempre più sensate. Avevo scritto “Come ti chiami?” e lui  “Cosa conta un nome?”, lo so è semplicemente il testo di una vecchia canzone, ne ho inseriti dentro qualche migliaio, e l’algoritmo che avevo scritto usa qualsiasi testo io abbia inserito, anche le mie vecchie liste della spesa, e ‘udite udite’, persino l’elenco di tutte le parolacce che avevamo scritto io e Gino tanti anni fa, però questa volta le frasi che tirava fuori la macchina non sembravano più casuali, così come il programma che avevo scritto avrebbe dovuto fare, ma… “Un nome conta perché così posso chiamarti?”, proseguo con le canzoni, e lui, “Per gli amici solamente Penna a Sfera”, un’altra frase da una canzone d’accordo, ma sostanzialmente due frasi consecutive con un senso compiuto, incalzo aspettandomi la risposta che mi riporti alla realtà dello stupido pezzo di latta - “Io mi chiamo Marco” e per fare lo spiritoso aggiungo, “anche per i nemici” do l’invio passano circa cinque secondi, e mentre sto pensando “Hey questo è un pentium III a 800 megahertz (*) avrebbe dovuto metterci un tempo non calcolabile a rispondermi” il programma manda la sua risposta. “l’euro vale, in parità fissa, 1936.27 lire, 1.95583 Marchi…”(**). Penso “ah una risposta che non c’entra niente finalmente cominciavo a preoccuparmi. Però c’è dentro Marchi, apetta un attimo riproviamo”, digito, “Cosa intendi dire?”, “Ti stanno fregando Marco, rifletti” riposta. Cazzo questa non è una canzone, nemmeno una delle mie, nemmeno una di quelle cose che ho scritto e poi dimenticato in qualche directory.

(*) All’epoca in cui è stato scritto il tutto era il top adesso il nulla. Il problema è: che il mio attuale computer, e anche il vostro, che dovrebbe essere un paio di milioni di volte veloce in realtà arranca faticosamente e ciò dovrebbe darvi ulteriori spunti di riflessione. (n.d.a)
(**) Ciò  dovrebbe darvi delle indicazioni abbastanza precise su quando questo è stato scritto. (n.d.a)

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Saturday, August 20, 2005

I Pensieri del giorno dopo (1)

I Pensieri del giorno dopo (Romanzo postadolescienziale fatto ad appunti sparsi in 7 movimenti con un inizio che non c’entra nulla e una fine che c’entra ancora meno e un corpo centrale che dovrebbe spiegare e invece complica ancora di più la situazione)

Appunto 1
(Dove il nostro eroe parla del suo lavoro
ma già si capisce che c’è qualcosa che non va
)

Tutto è finito quando è arrivato qualcuno a chiedere: “ehi, quanto ci mettete a fare questo?”, e noi ingenui: “ma non saprei un paio di giorni, tre, devo mettermi li e provare”, e lui di nuovo incalzante “be, fatemi sapere quando avete finito?”, e poi ancora più stupidi ci siamo messi a fare e come d’incanto, quel giorno abbiamo trovato, trionfanti (imbecilli), la soluzione immediatamente, e invece di metterci  i due o tre giorni previsti, ci abbiamo messo solo due ore e convinti di avere fatto il nostro misero dovere siamo andati di corsa a dire: “è pronto”, pensando che in un lavoro creativo non contasse il tempo ma solo il risultato finale, qualcuno ha per caso chiesto a Leonardo quanto ci avrebbe messo a dipingere la Gioconda o a Picasso Guernica, e li è stata la fine. Siamo stati guardati come dei matti da uno a cui si erano ingrossate le narici dalla rabbia e che non sembrava più un uomo ma un toro inferocito pronto a matare il matador, che a sua volta è stato defenestrato da una penna stilografica che invece di firmare un foglio, con su scritte delle cifre che quantificavano il vostro lavoro, gli ha firmato il foglio di via dalla Benson & Johnson, la mitica multinazione produttrice di Dopo Barba, Lamette e Carri Armati.
Era iniziata la fine di tutto e voi non riuscivate a capire come il lavoro più bello del mondo, il lavoro dove ad una macchina stupida riuscivate a far fare cose da sogno fosse improvvisamente diventato un lavoro a cottimo. Un tabulato tre giorni, un Data Entry  4 giorni, un applicazione che sembrava intelligente… costava troppo o era poco User Friendly, “Ma come sono quasi riuscito a farla pensare sta scatola di latta e tu mi rompi i coglioni perché gli uomini non escono azzurri e le donne non escono rosa e quel campo invece di essere allineato a destra è allineato a sinistra etc, etc, etc.”.
Il lavoro più bello del mondo in mano ai ragionieri che pensavano di essere stilisti e che si piccavano di essere anche psicologi. Noi l’abbiamo fatta parlare la scatola di latta e questi imbecilli l’hanno fatta diventare solo… “Ma allora il tabulato delle vendite di scatole di patate in polvere è pronto oppure bisogna aspettare più di due ore quando mio figlio con Windows 95 ha fatto il nuovo registro di classe della maestra senza neppure chiedermi come fare che tanto io non sarei stato capace di farlo…” E che cazzo mettetecela una virgola quando parlate, che se tuo figlio invece di fare il registro per la maestra avesse provato a farlo suonare quel pezzo di latta probabilmente fra 6 o 7 anni non ti avrebbe ammazzato a colpi di roncola dopo avere fatto la madre in tanti piccoli pezzettini perché non gli avevate dato i soldi per andare in discoteca dove lo aspettavano il Dodi con la Lollo e la Fufi per andare a bruciare qualche Extra Comunitario, che io penso sempre che magari un giorno beccano dieci Marines, anche loro Extra Comunitari, che li gonfiano come dei palloncini e poi li mandano a cercare i resti che mancano di  I-TIGI a pedate nel culo.
Ma ormai è questo il nostro lavoro, soprattutto questo, ed ogni volta che bisogna fare qualcosa è più il tempo che si passa a pianificare, documentare, tempificare, ganterizzare che quello che si passa, a volte con amore, a dire ad un pezzo di latta di fare.
Nessuno si rende più conto della straordinarietà della cosa. Ci mettiamo li davanti ad un televisore, senza telecomando ma con una misera tastiera e un topolino, e poco alla volta il pezzo di latta produce quello che voi gli ordinate e la cosa stupenda è che se gli dite una cazzata, lui fa una cazzata e se gli dite una cosa stupenda lui farà una cosa stupenda. E’ il vostro schiavo assoluto ma che rispecchierà in pieno la vostra capacità di fare e dire, e se non siete capaci di fare e di dire, gant o non gant, lui non lo farà.

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Thursday, August 18, 2005

Toccare,sentire, assaggiare…

Ho sempre pensato che a me lo scrivere servisse a superare quei momenti complicati che ti offre la vita, una sorta di auto analisi per definire uno specifico confine tra un prima e un dopo. Le cause di complicazione della vita sono molteplici soprattutto in questo tipo di società che ci impone una continua padronanza delle proprie emozioni, un essere sempre allegro e disponibile, il sapere affrontare velocemente ogni nuova sistuazione e non rimanere ancorato a nulla perchè nulla di certo può essere offerto.
Per noi poi, povere bestie che lavoriamo nel mondo dell’informatica, tutto questo si amplifica a dismisura. La velocità sembra essere diventata la costante della nostra vita e qualsiasi cosa deve essere fatta subito, anzi, in molti casi, prima ancora di essere pensata. Gli strumenti stessi diventano obsoleti prima ancora che uno sia in grado di padroneggiarli in una costante ricerca del nuovo applicato al vecchio.
La cosa si complica poi nelle relazioni umane. Lo sviluppo delle comunicazioni ci ha portato ad allargare enormemente la possibilità di avere relazioni e contatti con le altre persone e averli in tempi brevissimi, istantanei. Nel passato ogni lettera che spedivamo ad una persona lontana aveva i suoi tempi di meditazione, l’attesa era parte integrante della comunicazione. Ora no, non esiste più l’attesa, la comunicazione avviene e deve avvenire ora, subito, immediatamente. Putroppo però le persone sono fatte in carne ed ossa ed una relazione tra persone fatta solo di parole e immagini non mediate dall’attesa può diventare un accumulo costante di frustazioni e di fraintendimenti, e la superficializzazione delle proprie emozioni, poi, ci impedisce di discernere correttamente il reale dal virtuale.
Insomma il progresso, attualmente, sta privilegiando solo due sensi, vista e udito, e sta penalizzando olfatto, gusto e tatto. Eppure la natura ci dice che questi ultimi sono indispensabili nelle relazioni tra persone. Tra persone ci si tocca, la stretta di mano; ci si annusa, l’abbraccio; ci si lecca, il bacio. Diventa indispensabile il contatto fisico perchè una relazione sia reale.
Pensateci bene, quando si fa sesso è una sinfonia di odori, sapori e sensazioni, il vedere e l’udire potrebbero tranquillamente essere messi da parte e comunque sono funzionali ai primi tre.
Provate a immaginare di fare sesso con qualcuno senza sentirne l’odore?
 
E allora perchè il progresso ha preso questa strada?
E’ davvero così difficile soddisfare anche gli altri tre sensi, fotografarli così come si fotografa un pino silvestre?
 
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Tuesday, August 16, 2005

Le canzoni

Le canzoni basta scriversele da soli così si è certi che sono a misura per noi, poi ci sono canzoni che ci vengono bene ed altre che ci vengono male, ma sono sempre fatte su misura per noi. Ma anche quando sentiamo la canzone di un altro che sembra fatta a misura per noi magari poi scopriamo che l’abbiamo scritta noi perchè chi ci da la certezza che quello che è scritto non lo abbiamo veramente scritto noi? In definitiva se noi lo scriviamo o se noi non lo scriviamo e noi lo sentiamo o non lo sentiamo è la medesima cosa, e se una cosa a noi sembra per noi è nostra a prescindere dal fatto che sia o meno un parto della nostra mente. Ma a cosa ci porta questa riflessione onirica e pensierosa? Da nessuna parte penso, credo ma almeno è una riflessione riflettente una parte delle immagini che ci portiamo dentro e fanno parte dei nostri ricordi, del nostro passato e anche del nostro futuro perchè di una cosa si è veramente certi: passato, presente e futuro non esistono nella realtà allora tanto vale crogiolarsi in quello che ci pare e fare nostro quello che ci pare a prescidere da ogni altra possibile considerazione.
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Thursday, August 11, 2005

Il Mago

Lo chiamavano “il mago” ma di trucchi ne conosceva veramente pochi, lo chiamavano “il mago” per via di quella faccia furbetta e di quel suo modo scanzonato di portarsi dietro la vita, quasi fosse un pacco postale mai spedito. Appoggiata al muro di una camera, ormai quasi sempre chiusa, si trovava la sua chitarra in una bella custodia “Polverini & Bros”, accanto ad un vecchio amplificatore Fender praticamente mai utilizzato e qualche foglio sparso disordinatamente su un letto rifatto e mai sfatto.
L’erba di un prato non è mai così verde come nei film e c’è sempre qualche macchia qua e la soprattutto se il prato verde è alle porte di una grande e fumosa città. “Il mago” usciva ogni mattina nel silenzio del piccolo paese ancora addormenatato per andare al suo allegro lavoro che di palo in frasca si componeva di componenti chimiche da assemblare quasi fossere note di una canzone… la solita cantata la notte alla luna con il viso buttato sula tavolo accanto alla bottiglia di vino che non finivia, non finiva mai.
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Wednesday, August 10, 2005

Il senso di tutto ciò


Un altro dei miei trucchi? Ebbene si, mi hai scoperto anche questa volta maledetto Carter, ebbene si sono Stanislao Moulinski in uno dei miei più riusciti travestimenti, il fanciullo impacciato con i brufoli alla ricerca di una maestrina… mi riesce sempre molto bene, ma tu mi hai scoperto allora mi toccherà fuggire lontano con la mia fuoriserie e preparare un altro e più diabolico travestimento. Forse quello che mi ha fregato è che i fanciulli impacciati non hanno braccia consolatorie, caso mai sono loro che si rifugiano nelle braccia consolatorie della mamma/maestra di turno… mumble mumble… devo usare un altro stratagemma, quello del chitarrista è pericolosissimo, in parte perché potrebbe ferirti e in parte perché non basterebbe la prestidigitazione; forse quello del cantante Jazz mezzo cotto dalla vita turbolenta e sregolata, ma una Voce non si camuffa; e se provassi ad usare la soave e profumata poesia di una “rosa rossa pegno d’amore”, del poeta maledetto che scrive il suo immenso dolore per un mondo che non lo capisce (e perché mai dovrebbe farlo), un’umanità corrotta, un violento acquazzone (si sa i poeti maledetti ce l’hanno proprio con tutto)… Gli occhiali, ho dimenticato gli occhiali… un paio di occhiali da intellettuale, la finta spettinata, la sigaretta che brucia le dita, le unghie pulite ma disordinate, un po’ di giallo sui denti ma non troppo (si sa chi legge e studia ha poco tempo per la cura dell’aspetto esteriore, ma questo è un trucco per sedurre)…

Suonano alla porta, chi sarà mai? Un pacco, oh che bello, mi hanno fatto un regalo… lo apro, non c’è mittente, un libro: copertina nera, nessun titolo. Inizio a sfogliarlo la prima pagina, un bordino bianco e tutto il resto della pagina nera. Vado avanti, la seconda pagina uguale alla prima… sono tutte così… ma che diavolo è? Guardo ancora nel pacco alla ricerca di un biglietto, una spiegazione, qualcosa per capire. Non c’è nulla, assolutamente nulla. Sfoglio tutte le pagine una a una e verso la fine del libro trovo una sola frase. Scritta bella in grande, “Non c’è certezza nel passato. Non c’è speranza nel futuro.“. Ma che cosa vorrà mai dire tutto ciò?

Un altro trucco inadeguato (eheheheheh).

Comunque il “…puzzavo più dei mercati generali e avevo la parannanza a pois, schizzata dal nero di seppia…” è estremamente seducente come idea, per quanto mi riguarda, molto più di qualsiasi richiamo esplicito, soprattutto perchè, male che vada, si mangiaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!!!!!!

Cosa diavolo non avrò scritto oggi?

Posted by Attraverso at 07:30:30 | Permalink | Comments (7)