Friday, October 14, 2005

A mio modestissimo parere le polemiche sorgono quando i cattolici (intesi come le alte cariche di quel partito/stato/conferenza/etc.etc.) parlano (ehehheheh). Ma scherzi a parte mi è piaciuto moltissimo questo post e mi aperto orizzonti da esplorare a cui non avevo ancora pensato e riflettuto. Orizzonti in cui “Se dio avesse voluto che volassimo ci avrebbe fatto un paio di ali” per dirla superficialmente ma approfondendo… quasi quasi sembra la stessa cosa.
Forse, magari, bisognerebbe cominciare ad intenderci non tanto sulla definizione di diritto naturale ma su quali sono questi benedetti diritti naturali altrimenti è tutta aria fritta.
Sul fatto poi che si possa essere cattolico e liberale dovrebbe valere quella cosuccia scritta nel vangelo e che dovrebbe citare all’incirca “Dai a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” in cui, sempre a mio modestissimo e ignorantissimo parere si esprime quello che di fondo dovrebbe essere una netta separazione tra il di qua e il di la e, di conseguenza, non vedo nulla che osti ad un liberale di essere cattolico perchè se non amo me stesso come diavolo potrò mai amare il prossimo con tutto quello che ne consegue.
Vedo, però, un po’ più difficile il contrario, cioè per un cattolico essere liberale (e bada bene ho usato il termine cattolico e non credente) perchè siccome le parole non sono simboli arbitrari ma dovrebbero esssere un tentativo di esplicare concetti tra persone se mi si dice che “Io non è che mi riconosco, io appartengo alla Chiesa cattolica” esteso “tu non è che ti riconosci, tu appartieni alla Chiesa cattolica” e che se a sua volta questa comunione di persone ha un unico capo terreno a cui devo obbedienza cieca e assoluta si presuppone che (a prescindere da qualsivoglia speculazione) l’essere cattolico abbia in se un qualcosa di altamente illiberale (ma la mia è ignoranza vastissima e i miei sono ragionamenti non supportati da studi profondi ma solo da l’esperienza quotidiana di volo a vista).
Certo tenessi ben distinte le questioni della fede dalle questione della politica, laddove per politica debbasi intendere la gestione della cosa pubblica e quell’insieme di regole che impediscano di scannarci a vicenda con i relativi controlli e le eventuali repressioni, nulla mi osterebbe di essere cattolico e liberale ma dato che che ahimè non è così e questa netta distinzione non c’è e l’evidenza dei fatti mi dice che non si vuole che ci sia, mi pare un po’ difficile che un liberale debba obbedienza cieca e assoluta a chi gli dice o “con” o “contro”. Non ti pare?
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Thursday, August 18, 2005

Toccare,sentire, assaggiare…

Ho sempre pensato che a me lo scrivere servisse a superare quei momenti complicati che ti offre la vita, una sorta di auto analisi per definire uno specifico confine tra un prima e un dopo. Le cause di complicazione della vita sono molteplici soprattutto in questo tipo di società che ci impone una continua padronanza delle proprie emozioni, un essere sempre allegro e disponibile, il sapere affrontare velocemente ogni nuova sistuazione e non rimanere ancorato a nulla perchè nulla di certo può essere offerto.
Per noi poi, povere bestie che lavoriamo nel mondo dell’informatica, tutto questo si amplifica a dismisura. La velocità sembra essere diventata la costante della nostra vita e qualsiasi cosa deve essere fatta subito, anzi, in molti casi, prima ancora di essere pensata. Gli strumenti stessi diventano obsoleti prima ancora che uno sia in grado di padroneggiarli in una costante ricerca del nuovo applicato al vecchio.
La cosa si complica poi nelle relazioni umane. Lo sviluppo delle comunicazioni ci ha portato ad allargare enormemente la possibilità di avere relazioni e contatti con le altre persone e averli in tempi brevissimi, istantanei. Nel passato ogni lettera che spedivamo ad una persona lontana aveva i suoi tempi di meditazione, l’attesa era parte integrante della comunicazione. Ora no, non esiste più l’attesa, la comunicazione avviene e deve avvenire ora, subito, immediatamente. Putroppo però le persone sono fatte in carne ed ossa ed una relazione tra persone fatta solo di parole e immagini non mediate dall’attesa può diventare un accumulo costante di frustazioni e di fraintendimenti, e la superficializzazione delle proprie emozioni, poi, ci impedisce di discernere correttamente il reale dal virtuale.
Insomma il progresso, attualmente, sta privilegiando solo due sensi, vista e udito, e sta penalizzando olfatto, gusto e tatto. Eppure la natura ci dice che questi ultimi sono indispensabili nelle relazioni tra persone. Tra persone ci si tocca, la stretta di mano; ci si annusa, l’abbraccio; ci si lecca, il bacio. Diventa indispensabile il contatto fisico perchè una relazione sia reale.
Pensateci bene, quando si fa sesso è una sinfonia di odori, sapori e sensazioni, il vedere e l’udire potrebbero tranquillamente essere messi da parte e comunque sono funzionali ai primi tre.
Provate a immaginare di fare sesso con qualcuno senza sentirne l’odore?
 
E allora perchè il progresso ha preso questa strada?
E’ davvero così difficile soddisfare anche gli altri tre sensi, fotografarli così come si fotografa un pino silvestre?
 
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Tuesday, August 16, 2005

Le canzoni

Le canzoni basta scriversele da soli così si è certi che sono a misura per noi, poi ci sono canzoni che ci vengono bene ed altre che ci vengono male, ma sono sempre fatte su misura per noi. Ma anche quando sentiamo la canzone di un altro che sembra fatta a misura per noi magari poi scopriamo che l’abbiamo scritta noi perchè chi ci da la certezza che quello che è scritto non lo abbiamo veramente scritto noi? In definitiva se noi lo scriviamo o se noi non lo scriviamo e noi lo sentiamo o non lo sentiamo è la medesima cosa, e se una cosa a noi sembra per noi è nostra a prescindere dal fatto che sia o meno un parto della nostra mente. Ma a cosa ci porta questa riflessione onirica e pensierosa? Da nessuna parte penso, credo ma almeno è una riflessione riflettente una parte delle immagini che ci portiamo dentro e fanno parte dei nostri ricordi, del nostro passato e anche del nostro futuro perchè di una cosa si è veramente certi: passato, presente e futuro non esistono nella realtà allora tanto vale crogiolarsi in quello che ci pare e fare nostro quello che ci pare a prescidere da ogni altra possibile considerazione.
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Wednesday, August 10, 2005

Il senso di tutto ciò


Un altro dei miei trucchi? Ebbene si, mi hai scoperto anche questa volta maledetto Carter, ebbene si sono Stanislao Moulinski in uno dei miei più riusciti travestimenti, il fanciullo impacciato con i brufoli alla ricerca di una maestrina… mi riesce sempre molto bene, ma tu mi hai scoperto allora mi toccherà fuggire lontano con la mia fuoriserie e preparare un altro e più diabolico travestimento. Forse quello che mi ha fregato è che i fanciulli impacciati non hanno braccia consolatorie, caso mai sono loro che si rifugiano nelle braccia consolatorie della mamma/maestra di turno… mumble mumble… devo usare un altro stratagemma, quello del chitarrista è pericolosissimo, in parte perché potrebbe ferirti e in parte perché non basterebbe la prestidigitazione; forse quello del cantante Jazz mezzo cotto dalla vita turbolenta e sregolata, ma una Voce non si camuffa; e se provassi ad usare la soave e profumata poesia di una “rosa rossa pegno d’amore”, del poeta maledetto che scrive il suo immenso dolore per un mondo che non lo capisce (e perché mai dovrebbe farlo), un’umanità corrotta, un violento acquazzone (si sa i poeti maledetti ce l’hanno proprio con tutto)… Gli occhiali, ho dimenticato gli occhiali… un paio di occhiali da intellettuale, la finta spettinata, la sigaretta che brucia le dita, le unghie pulite ma disordinate, un po’ di giallo sui denti ma non troppo (si sa chi legge e studia ha poco tempo per la cura dell’aspetto esteriore, ma questo è un trucco per sedurre)…

Suonano alla porta, chi sarà mai? Un pacco, oh che bello, mi hanno fatto un regalo… lo apro, non c’è mittente, un libro: copertina nera, nessun titolo. Inizio a sfogliarlo la prima pagina, un bordino bianco e tutto il resto della pagina nera. Vado avanti, la seconda pagina uguale alla prima… sono tutte così… ma che diavolo è? Guardo ancora nel pacco alla ricerca di un biglietto, una spiegazione, qualcosa per capire. Non c’è nulla, assolutamente nulla. Sfoglio tutte le pagine una a una e verso la fine del libro trovo una sola frase. Scritta bella in grande, “Non c’è certezza nel passato. Non c’è speranza nel futuro.“. Ma che cosa vorrà mai dire tutto ciò?

Un altro trucco inadeguato (eheheheheh).

Comunque il “…puzzavo più dei mercati generali e avevo la parannanza a pois, schizzata dal nero di seppia…” è estremamente seducente come idea, per quanto mi riguarda, molto più di qualsiasi richiamo esplicito, soprattutto perchè, male che vada, si mangiaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!!!!!!

Cosa diavolo non avrò scritto oggi?

Posted by Attraverso at 07:30:30 | Permalink | Comments (7)