Thursday, August 11, 2005

Il Mago

Lo chiamavano “il mago” ma di trucchi ne conosceva veramente pochi, lo chiamavano “il mago” per via di quella faccia furbetta e di quel suo modo scanzonato di portarsi dietro la vita, quasi fosse un pacco postale mai spedito. Appoggiata al muro di una camera, ormai quasi sempre chiusa, si trovava la sua chitarra in una bella custodia “Polverini & Bros”, accanto ad un vecchio amplificatore Fender praticamente mai utilizzato e qualche foglio sparso disordinatamente su un letto rifatto e mai sfatto.
L’erba di un prato non è mai così verde come nei film e c’è sempre qualche macchia qua e la soprattutto se il prato verde è alle porte di una grande e fumosa città. “Il mago” usciva ogni mattina nel silenzio del piccolo paese ancora addormenatato per andare al suo allegro lavoro che di palo in frasca si componeva di componenti chimiche da assemblare quasi fossere note di una canzone… la solita cantata la notte alla luna con il viso buttato sula tavolo accanto alla bottiglia di vino che non finivia, non finiva mai.
Posted by Attraverso at 10:34:40 | Permalink | No Comments »